Capua antica e Santa Maria Capua Vetere: un po’ di contesto
Capua antica era una città potente, ricca, rivale di Roma per influenza commerciale e culturale. Era famosa per il lusso, per i suoi artigiani, per il bronzo lavorato e per la sua scuola di gladiatori — la più importante del mondo romano, quella da cui nel 73 a.C. fuggì Spartaco con i suoi compagni dando inizio alla più grande rivolta di schiavi della storia antica.
Tutto questo per dire che quando visiti l’anfiteatro di Santa Maria Capua Vetere non stai visitando un sito secondario. Stai visitando il cuore di una delle città più importanti dell’antichità.
L’Anfiteatro Campano: i numeri
L’Anfiteatro Campano fu costruito nel I secolo d.C., probabilmente sotto Augusto o Adriano, e ampliato nel corso dei secoli successivi. Le sue dimensioni erano imponenti: l’asse maggiore misurava circa 170 metri, quello minore circa 140 metri. L’arena interna era di circa 83 x 53 metri. Poteva ospitare fino a sessantamila spettatori.
Per dare un’idea: il Colosseo misura 188 x 156 metri e ospitava tra i cinquantamila e gli ottantamila spettatori. L’Anfiteatro Campano era quindi leggermente più piccolo, ma rimane il secondo anfiteatro romano per grandezza mai costruito — e il primo per importanza cronologica e influenza architettonica.
Gli storici sono concordi nel ritenere che i progettisti del Colosseo si ispirarono direttamente all’anfiteatro di Capua, sia per la struttura degli archi sovrapposti, sia per il sistema dei sotterranei. Visitarli entrambi è quasi come leggere due capitoli dello stesso libro.
Cosa si vede oggi
Lo stato di conservazione dell’anfiteatro campano è buono, considerando duemila anni di storia e secoli in cui le sue pietre furono sistematicamente smontate per costruire edifici medievali in tutta la zona. Quello che rimane è comunque sufficiente per capire la grandiosità originale del monumento.
La parte più affascinante è sicuramente il sistema dei sotterranei, i cosiddetti ipogei: una rete di gallerie e ambienti sotterranei che correvano sotto l’arena e che servivano per far salire i gladiatori e le belve verso la superficie attraverso botole e meccanismi di sollevamento. Camminare in questi corridoi è una delle esperienze più suggestive che si possano fare in un sito archeologico campano — e lo si fa praticamente da soli.

In superficie rimangono visibili diversi ordini di arcate, alcune delle quali conservano ancora parte della decorazione originale con protomi di divinità e figure mitologiche. La struttura perimetrale, pur incompleta, permette di immaginare bene l’imponenza dell’edificio originale.
All’interno del complesso si trova anche il Museo dei Gladiatori, che raccoglie reperti legati agli spettacoli gladiatori: armi, elmi, decorazioni, rilievi scultorei. È un museo piccolo ma di grande qualità, con pezzi originali che altrove sarebbero esposti nelle sale principali dei musei nazionali.
Santa Maria Capua Vetere cosa vedere oltre all’anfiteatro
L’anfiteatro non è l’unica cosa che vale una visita a Santa Maria Capua Vetere. Il territorio conserva altri siti di grande interesse che si possono combinare facilmente in una mezza giornata o in una giornata intera.
Il Mitreo è forse la seconda tappa più interessante: si tratta di un santuario sotterraneo dedicato al dio Mitra, con un affresco del II secolo d.C. considerato uno dei meglio conservati del mondo romano. Rappresenta l’iniziazione ai misteri mitriaci ed è un documento storico e artistico di eccezionale valore. Si trova a pochi minuti a piedi dall’anfiteatro.
L’Arco di Adriano, che segnava uno degli ingressi principali all’antica città, è ancora parzialmente in piedi ed è visibile dal centro del paese. È quello che rimane della monumentale porta urbica romana.
Il Museo Archeologico dell’Antica Capua, ospitato all’interno del castello medievale, raccoglie i materiali più importanti emersi dagli scavi nel territorio: ceramiche, bronzi, iscrizioni, sculture. È un museo che merita più tempo di quanto normalmente gli si dedichi.
A pochi chilometri si trovano anche i resti di un anfiteatro minore, detto Anfiteatro Minore o dei Gladiatori, e alcune necropoli romane visitabili con guide locali.
Perché vale la pena venire fin qui
La risposta breve è: perché è uno dei siti archeologici più importanti d’Italia e non c’è quasi nessuno.
La risposta più lunga è che visitare l’anfiteatro di Capua a Santa Maria Capua Vetere significa fare un tipo di esperienza che a Roma non è più possibile fare: stare in silenzio davanti a qualcosa di grande, senza folla intorno, senza audio guide obbligatorie, senza la sensazione di essere su un nastro trasportatore turistico. Ci si può fermare, guardare, immaginare. Il sito parla da solo.
Si abbina bene a una visita alla vicina Reggia di Caserta — che è a meno di dieci minuti — oppure a un soggiorno nell’Alto Casertano, tra i borghi della Valle del Volturno e le colline di Caiazzo. In un giorno si riesce a combinare la storia romana di Santa Maria Capua Vetere con il paesaggio rurale e medievale dell’entroterra casertano, che sono due facce completamente diverse della stessa provincia.
Informazioni pratiche
Come arrivare: Santa Maria Capua Vetere è raggiungibile in auto dall’autostrada A1, uscita Capua. Da Napoli sono circa 35 km. Non è comodamente raggiungibile in treno, quindi l’auto è il mezzo più pratico.
Orari e biglietti: il sito è aperto tutti i giorni eccetto il lunedì. Gli orari variano per stagione — conviene verificare sul sito ufficiale del Parco Archeologico prima di partire. Il biglietto comprende l’anfiteatro, il Mitreo e il Museo dei Gladiatori.
Tempo consigliato: due ore sono sufficienti per visitare l’anfiteatro con calma. Aggiungendo il Mitreo e il museo si arriva a mezza giornata.
Dove dormire: nella zona, l’agriturismo ecosostenibile Le Piracante di Caiazzo è una base ideale. Si trova a venti minuti dall’anfiteatro, in un’area collinare tranquilla con vista sulla Valle del Volturno. Una scelta coerente con il ritmo lento di questo tipo di viaggio.
Copyright: testo e foto MyEcoHotels
Ti potrebbe interessare:

