1. Undertourism: viaggiare dove non ci sono tutti gli altri
L’undertourism non è una moda passeggera. È una risposta concreta e sempre più diffusa all’overtourism che ha reso invivibili destinazioni come Venezia, Barcellona o le Cinque Terre in alta stagione. Il focus è sulle destinazioni ancora fuori dai radar del turismo di massa: borghi poco pubblicizzati, aree naturali protette, territori rurali con una storia da raccontare ma senza i flussi che ne compromettono la vivibilità.
Nel 2026 questa tendenza si è consolidata. Sempre più viaggiatori cercano deliberatamente posti dove non c’è la folla, dove i prezzi sono più umani e dove il contatto con la comunità locale è ancora possibile. Non è solo una questione estetica: è una scelta etica, che ridistribuisce il valore economico del turismo verso territori che ne hanno bisogno.
2. Mobilità lenta: treno, bici e piedi
La mobilità elettrica era il trend del 2022. Nel 2026 il concetto si è evoluto in qualcosa di più ampio: la mobilità lenta, che comprende il treno come alternativa all’aereo, la bicicletta come mezzo principale per esplorare un territorio, e il camminare come filosofia di viaggio.
Il treno in particolare ha vissuto una rinascita importante in Europa: i treni notturni tra le grandi città stanno tornando, le compagnie ferroviarie hanno ampliato le rotte internazionali e sempre più viaggiatori scelgono di attraversare il continente su rotaia invece di volare. La carbon footprint di un viaggio in treno è fino a dieci volte inferiore a quella di un volo equivalente.
Le e-bike continuano a crescere come mezzo di esplorazione territoriale: molti agriturismi, hotel eco-friendly e strutture rurali le offrono ai propri ospiti per muoversi tra borghi e paesaggi senza auto.
3. Esperienze locali e autentiche
La vacanza non è più solo una questione di destinazione. Sempre più spesso è una questione di cosa si fa e con chi si entra in contatto. Mangiare in un ristorante che usa prodotti del territorio, partecipare a una vendemmia, imparare a fare la pasta con una famiglia locale, visitare un artigiano nel suo laboratorio: queste esperienze hanno un valore che nessun resort all-inclusive può replicare.
Questo trend va di pari passo con la crescita dell’interesse per i presìdi Slow Food, i mercati contadini, le aziende agricole a conduzione familiare e tutto ciò che racconta un territorio attraverso il cibo e il lavoro delle persone che ci vivono. Non si tratta di folklorismo: è un modo di viaggiare che sostiene economie locali reali.
4. Turismo rigenerativo: lasciare un posto migliore di come lo hai trovato
Il turismo sostenibile puntava a ridurre l’impatto negativo del viaggio. Il turismo rigenerativo va oltre: l’obiettivo è avere un impatto positivo, lasciare il posto visitato in condizioni migliori rispetto a quando si è arrivati.
In pratica significa partecipare a iniziative di pulizia di spiagge e sentieri, piantare alberi, sostenere progetti di conservazione della biodiversità locale, scegliere strutture che reinvestono parte dei proventi nella comunità. Alcune destinazioni — dalla Costa Rica all’Islanda, passando per alcune aree protette italiane — hanno già costruito modelli di turismo rigenerativo strutturati, con programmi accessibili anche ai visitatori occasionali.
5. Riconoscere e combattere il greenwashing
Con la crescita del turismo sostenibile è cresciuto anche il suo lato oscuro: il greenwashing, cioè la pratica di presentarsi come eco-friendly senza esserlo davvero. Hotel che mettono un cartellino “salva l’ambiente” sugli asciugamani ma continuano a sprecare acqua e energia. Tour operator che si definiscono “green” senza nessuna certificazione. Destinazioni che si vendono come sostenibili solo per attirare un segmento di mercato.
Nel 2026 i viaggiatori sono più consapevoli e più attrezzati per riconoscere queste pratiche. Il consiglio resta sempre lo stesso: cercare le certificazioni riconosciute — EU Ecolabel, Green Key, Legambiente Turismo — che implicano una verifica indipendente dei requisiti. Una struttura davvero sostenibile non ha bisogno di dichiararlo ad ogni passo: lo si vede dalle scelte concrete.
6. Turismo climaticamente consapevole
Il cambiamento climatico ha iniziato a ridisegnare le mappe del turismo in modo concreto. Alcune destinazioni estive tradizionali sono diventate difficilmente vivibili in agosto per via del caldo estremo. Le stagioni sciistiche si accorciano. Alcune mete costiere sono a rischio erosione.
Nel 2026 cresce la consapevolezza che le scelte di viaggio hanno un impatto diretto su questi processi, e che alcune destinazioni stanno già soffrendo degli effetti del turismo intensivo combinato con il cambiamento climatico. Questo spinge verso una stagionalità più distribuita — viaggiare in primavera e autunno invece che in piena estate — e verso una preferenza per destinazioni che stanno adottando politiche climatiche serie.
7. Slow travel e soggiorni più lunghi
La logica del “tutto e subito” nel turismo — tre paesi in cinque giorni, dieci città in due settimane — sta cedendo terreno a un approccio diverso. Lo slow travel significa stare più a lungo in un posto, conoscerlo davvero, costruire una routine temporanea invece di correre da un monumento all’altro.
Questo trend è stato accelerato dalla diffusione del lavoro da remoto: sempre più persone combinano periodi di lavoro e vacanza, soggiornando una o due settimane in un posto invece di un weekend. Il risultato è un impatto economico più distribuito sul territorio, una conoscenza più profonda della destinazione e un’impronta ambientale complessivamente più bassa rispetto a tanti spostamenti brevi.
8. Certificazioni e trasparenza come standard
Nel 2026 la certificazione ambientale non è più un elemento di differenziazione per pochi: sta diventando uno standard atteso da una fascia crescente di viaggiatori. Chi prenota un hotel eco-friendly vuole sapere esattamente cosa lo rende tale: quali fonti energetiche usa, come gestisce i rifiuti, da dove vengono i prodotti serviti a colazione.
Le piattaforme di prenotazione stanno iniziando a integrare filtri per la sostenibilità, e i viaggiatori li usano. Questo crea una pressione positiva sul mercato: le strutture che investono davvero nella sostenibilità vengono premiate, quelle che si limitano alla comunicazione vengono smascheriate più facilmente.
Per chi cerca strutture eco-certificate in Italia, MyEcoHotels seleziona e presenta solo realtà verificate, con criteri di sostenibilità chiari e trasparenti.
Copyright: testo e foto MyEcoHotels