L’Alto Casertano è uno di quei territori che la maggior parte dei turisti non considera nemmeno, eppure chi ci arriva per caso fatica ad andarsene. Siamo nella provincia di Caserta, ma lontanissimi dalla Reggia e dal turismo organizzato: qui si entra in una Campania rurale, silenziosa, fatta di borghi medievali su colline, vigneti di varietà antiche, fiumi che scorrono tra boschi intatti e prodotti agricoli che esistono da secoli.
A raccontarcelo è Rossella, proprietaria dell’agriturismo Le Piracante di Caiazzo, che in questo territorio ci vive e lavora, e che da anni cerca di farlo conoscere a chi vuole viaggiare davvero, non solo scattare foto davanti ai monumenti più famosi.


Un territorio poco conosciuto, anche dai campani
“Questo territorio è poco conosciuto anche dagli stessi abitanti della regione” dice Rossella. Ed è vero: basta voltare le spalle alla Reggia di Caserta e imboccare la strada verso nord per ritrovarsi in un paesaggio completamente diverso, dove i ritmi rallentano e l’orizzonte si apre su colline coltivate da famiglie che fanno agricoltura come si faceva una volta.
Siamo nella Valle del Medio Volturno, la vallata percorsa dal fiume Volturno — il più lungo dell’Italia meridionale, 176 chilometri dalla sorgente alla foce nel Tirreno. Chi vuole risalire il fiume fino alla sua origine può spingersi fino alle cascate del Volturno in Molise, dove l’acqua sgorga direttamente dalla roccia in un paesaggio ancora completamente integro — un’escursione che si abbina bene a un soggiorno in questo territorio.
Non ci sono colture intensive, non ci sono grandi insediamenti industriali. Il paesaggio è suddiviso in piccoli appezzamenti coltivati dalle famiglie del luogo, con ulivi, vigneti, orti e pascoli che si alternano senza soluzione di continuità. Un habitat sano, nel senso più letterale del termine.
Caiazzo, il borgo sul decumano
Il punto di partenza ideale per esplorare questo territorio è Caiazzo, un borgo medievale che sorge su una collina sovrastata da un castello. La struttura urbanistica è ancora quella romana: la via principale è il decumano, che attraversa il borgo in tutta la sua lunghezza da est a ovest, e da cui si diramano i vicoli laterali che scendono verso le mura.
Camminare per Caiazzo significa attraversare duemila anni di storia senza troppo clamore: chiese romaniche, palazzi nobiliari, fontane antiche e scorci sulla vallata del Volturno che si aprono all’improvviso tra un vicolo e l’altro. Il castello purtroppo non è visitabile, ma la sua presenza silenziosa sul profilo della collina fa parte del fascino del posto.

L’area intorno al borgo è altrettanto bella. Piccole aziende agricole a conduzione familiare coltivano l’oliva Caiazzana, un presidio Slow Food che produce uno degli oli extravergini più pregiati del Sud Italia, il Pallagrello a bacca bianca e nera — il vino preferito dai Re Borbone — e prodotti antichi come il pomodoro riccio, il fagiolo lenzariello e i ceci di collina. Fare una visita a queste aziende non è solo un acquisto, è un modo per capire come funziona davvero questo territorio.

Alife e le mura romane
A pochi chilometri da Caiazzo, salendo verso i monti del Matese, si incontra Alife — e qui la storia fa un salto indietro di duemila anni. Alife è letteralmente costruita dentro le mura di un’antica città romana, Allifae, e ne conserva ancora buona parte intatta: quattro porte monumentali, un criptoportico, un museo archeologico e una cattedrale medievale con cripta visitabile.
È uno di quei posti che ti sorprende proprio perché non te lo aspetti: arrivi in un paese normale della provincia di Caserta e ti ritrovi a camminare lungo mura romane perfettamente conservate. I turisti qui sono pochi, quasi nessuno, e questo rende la visita ancora più piacevole.

Il Parco del Matese e i suoi borghi
Proseguendo verso nord si entra nel Parco Regionale del Matese, un massiccio appenninico che molti conoscono di nome ma in pochi hanno davvero visitato. Rossella suggerisce un percorso che da Caiazzo sale verso Piedimonte Matese, attraversa i borghi di Castello del Matese e San Gregorio — entrambi meritano una sosta — e arriva fino alla località Miralago, sul lago di Letino.
“Suggerisco di fare una sosta al rifugio Le Lanare” dice Rossella, “per i dolci e il caffè.” Piccola cosa, ma il tipo di indicazione che si ottiene solo da chi vive davvero in un posto.
Dal lago è possibile fare un giro in canoa, visitare uno degli agriturismi della zona o salire verso le cime più alte del Matese, tra cui il Monte Miletto. Chi vuole esplorare di più può proseguire verso i borghi di Letino e Gallo, due piccoli centri di montagna che conservano un’atmosfera d’altri tempi.
I boschi del Matese in primavera e in autunno sono bellissimi: faggi, carpini, abeti, con sentieri ben segnati e quasi nessuno in giro. Per chi ama camminare senza incontrare folla, è uno dei posti migliori della Campania.

L’Anfiteatro Campano di Santa Maria Capua Vetere
A soli venti minuti da Caiazzo, nella direzione opposta rispetto al Matese, si trova uno dei siti archeologici più importanti e meno valorizzati d’Italia: l’Anfiteatro Campano di Santa Maria Capua Vetere.
Non tutti sanno che questo anfiteatro romano è stato il modello ispiratore per la costruzione del Colosseo. Per dimensioni era il secondo anfiteatro del mondo romano, dopo quello di Roma. È visitabile, ben conservato e quasi sempre privo di code — un’esperienza completamente diversa da quella che si fa a Roma, con la stessa qualità storica e molta più tranquillità.
Come organizzare una visita
L’agriturismo Le Piracante si trova in area collinare a tre chilometri dal centro storico di Caiazzo, in una posizione che permette di raggiungere facilmente tutte le destinazioni descritte. La Reggia di Caserta è a venti minuti, il lago del Matese a circa novanta.
Prendere base qui significa poter fare passeggiate a piedi tra le colline caiatine, organizzare visite alle aziende agricole locali e costruire un itinerario su misura tra storia, natura e gastronomia, senza mai la sensazione di essere in un posto costruito per il turismo.
È esattamente il tipo di viaggio che definisce il concetto di undertourism: andare dove i flussi non sono ancora arrivati, portare valore a chi ci vive, tornare a casa con qualcosa di vero.
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